Come creare video che le persone guardano fino alla fine I video online di successo sono quelli che gli utenti guardano per intero, arrivando fino alla fine. Ecco le modalità e le tecniche che permettono di creare e pubblicare video che davvero conquistino l'interesse e l'attenzione per tutta la loro durata

Come creare video efficaci e interessanti

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Quando si crea un video, l’obiettivo è che le persone lo guardino fino alla fine, rimanendo attente e coinvolte per tutta la sua durata. In questo modo si ottengono diversi risultati, tutti altrettanto importanti:

  • se una persona guarda tutto il video significa che il messaggio che vuole veicolare è stato comunicato bene e rimane impresso
  • se si arriva fino in fondo è più probabile che la call to action inserita alla fine possa essere seguita
  • gli algoritmi dei social rilevano il comportamento degli utenti e premiano in termini di maggiore visibilità quei video che hanno riscosso una percentuale di visualizzazione più alto.

 

Per queste ragioni, è indispensabile pubblicare video avvincenti, che sappiano conquistare l’interesse degli utenti per il maggior tempo possibile. Per ottenere questo esito non basta solo scegliere un argomento valido, bisogna anche applicare delle tecniche di ripresa, di editing e di pubblicazione specifiche, capaci di esaltare il contenuto del video e stimolare il pubblico a volerlo vedere fino alla fine.

Va detto che gli utenti sono sempre più abituati a guardare online video molto brevi, della durata media di non più di 30 secondi. Quando si pubblica un video più ampio è indispensabile tenere sempre alto il livello di attenzione, in modo da evitare che l’utente possa iniziare ad annoiarsi abbandonandone la visione.

Ecco le tecniche indispensabili per creare video di successo che le persone vorranno vedere per intero.

 

1. La parte iniziale del video

I primi secondi del video sono quelli che portano una persona a farsi un’idea sull’intero video. È interessante? È piacevole? Vale la pena dedicargli del tempo? La risposta a queste domande arriva entro i primi 10 secondi.

Nella parte iniziale del video occorre letteralmente “agganciare” lo spettatore, esponendogli l’argomento del video in modo immediato e avvincente. Per farlo, si può agire a livello più o meno razionale, facendo leva sul valore informativo del video o sulle emozioni forti che è in grado di suscitare.

In generale non si deve perdere tempo con saluti troppo dilatati, divagazioni inutili, digressioni introduttive non pertinenti al contenuto del video o altre chiacchiere che non sono significative. Un video efficace e coinvolgente deve andare subito al sodo. Immediatamente si deve inserire un “gancio” che motivi la persona che ha iniziato a guardarlo a volere andare avanti.

Alcuni dei “ganci” più frequenti sono, per esempio:

  • un argomento, trattato nel video, che può migliorare la vita di chi lo guarda
  • un tema particolarmente curioso o eccezionale che chi lo guarda può trovare estremamente originale e stuzzicante
  • un problema che il contenuto del video può aiutare a risolvere
  • una situazione nella quale chi guarda il video può immediatamente identificarsi.

 

Molto spesso nelle aperture si pone una domanda esplicita, che definisce il tema del video in modo da generare la massima curiosità. La risposta però deve arrivare solo alla fine del video, in modo che l’utente sia motivato a guardarlo fino in fondo. Questa tecnica di costruzione della narrazione è il cosiddetto “open loop”: si apre un percorso narrativo che rimane aperto per tutta la durata del video e viene chiuso solo al termine del video.

Da notare che se il video ha anche una funzione di promuovere un brand, il logo va inserito proprio nell’apertura, anche solo per pochi secondi, in modo da permettere agli utenti di vederlo anche se non sono interessati a fruire interamente il video.

 

2. Tecniche narrative

Un video noioso e monotono sicuramente non sarà visto quasi mai per intero. Per evitare questo, è indispensabile che l’esposizione dei contenuti sia concisa, intensa e continuamente variata.

Ecco alcune regole fondamentali.

  • Mai dilungarsi! Quello che si può dire in pochi secondi non deve mai essere allungato inutilmente.
  • Non fare pause, a meno che non siano una parte essenziale della narrazione. Un buon montaggio deve essere in grado di eliminare tutti i tempi morti delle riprese e avere un ritmo serrato e intenso.
  • Puntare sugli aspetti essenziali del tema trattato, senza divagare o aggiungere elementi incidentali, inattinenti o sovrabbondanti.
  • Essere schematici nello sviluppo degli argomenti esposti nel video. Un buon metodo è quello di suddividere l’esposizione in punti o capitoli, in fasi, in step da seguire, ecc.

 

Se il video invece racconta una vera e propria storia si deve creare uno storyboard preciso. La narrazione deve essere chiara, nitida e soprattutto avvincente. Bisogna cercare di fare corrispondere a ogni momento della narrazione un’immagine o una scena.

Se invece il video è basato interamente su una persona che parla, bisogna esporre ogni concetto con un’inquadratura diversa del soggetto o della scena, in modo da aggiungere dinamismo ed emozionalità. Per esempio, se si sta spiegando un argomento suddiviso per punti, a ognuno di questi si può inquadrare il soggetto da angolature alternative o con sfondi diversi o anche in luoghi differenti. Un altro modo è sottolineare i punti chiave dell’esposizione con zoom, cambi del colore della scena o dell’immagine, inquadrature varie o effetti.

In generale il consiglio è di non fare durare mai una scena più di 30 secondi.

 

3. Tecniche per conquistare l’interesse

Chi guarda un video vuole trovare nuove idee, ma nella maggior parte dei casi vuole anche essere intrattenuto. Soprattutto nei video più lunghi la noia è il primo nemico. Per sconfiggerla il metodo più efficace è creare attesa e stimolare la curiosità.

Per esempio, se si vuole mostrare come bollire correttamente un chilo di spaghetti – un’azione molto comune e quindi di scarso interesse – si deve avviare il video con una dichiarazione forte, una sfida particolare. Per esempio: “Ecco come fare sempre spaghetti al dente e non sbagliare mai i tempi di cottura anche quando dovete fare altre 10 cose contemporaneamente!”. Molto meglio che avviare il video dicendo: “Vi spiego come bollire gli spaghetti”.

Il video può avere un percorso lineare, ossia tutto fila liscio e prevedibile dall’inizio alla fine. Ma i video più coinvolgenti sono quelli in cui a un certo punto si presentano dei problemi imprevisti da risolvere. Questi ostacoli riducono il rischio di annoiare, perché chi guarda il video si trova di fronte a situazioni nuove e vuole vedere come si possono affrontare.

Costruire l’intera narrazione seguendo un percorso in cui ogni nuovo momento viene drammatizzato come se rappresentasse un problema da superare aiuta a mantenere alto il livello di attenzione.

 

4. La chiusura del video e le (eventuali) call to action

Se si riesce a portare una persona a guardare il video fino alla fine, allora bisognerà approfittare del suo alto grado di interesse verso i contenuti trattati per proporgli qualcosa.

Molti video semplicemente si chiudono con una semplice riproposizione del brand o anche una vera e propria esaltazione del marchio o del prodotto che si vuole spingere con il video. Ma in molti casi si può indurre chi ha guardato il video per intero a compiere delle azioni specifiche. Per esempio richiedere un servizio, guardare la scheda di un prodotto nel sito e-commerce, condividere il video o semplicemente iscriversi al canale YouTube.

Perché questo avvenga è indispensabile che la call to action finale sia molto chiara e incisiva. È consigliabile anche che questa non sia proposta in modo separato dal resto del video, come fosse una sigla di coda, che la maggior parte degli utenti ignoreranno. Meglio invece presentare la call to action all’interno del video, come se fosse una parte integrante della narrazione del video stesso.

Alcuni video sono costruiti in modo da collocare la call to action in una parte centrale del video e non alla fine, in modo da essere sicuri che chi guarda il video la vedrà. La call to action centrale però è più raccomandabile quando l’azione suggerita è semplice e non implica un abbandono della pagina in cui si trova il video, per esempio richiedere di iscriversi al canale YouTube, dare un like al video, ecc. Non è raccomandabile per azioni più complesse, come andare a visitare il sito aziendale o effettuare un acquisto. L’utente infatti in quel momento vuole proseguire nella visione del video e molto difficilmente interromperà questo processo per fare altro, con la conseguenza che la call to action difficilmente sarà seguita.

Le call to action inserite nel video possono convenientemente essere accompagnate da grafiche che ne sottolineano l’importanza o illustrano più chiaramente cosa si richiede di fare.

 

5. La pubblicazione del video

Quando il video è pronto ovviamente andrà pubblicato. La maggior parte dei video più lunghi troveranno il loro spazio più congeniale in YouTube.

L’utente che non ha ancora visto il video potrà valutare se è di suo interesse a partire da due elementi chiave: il titolo e il fotogramma (thumbnail) che presenta il video prima che venga avviato.

Il titolo è determinante per attrarre le persone: deve essere costruito in modo da destare attenzione e curiosità. Per esempio si può evidenziare quale problema viene risolto nel video, qualcosa di eccezionale che viene trattato nel video, ecc. In generale la creazione del titolo va fatta dal punto di vista degli utenti: cosa possono aspettarsi dal video? Da cosa possono essere attratti e incuriositi? Cosa li può stimolare maggiormente?

Inoltre si deve cercare di mettere all’interno del titolo una serie di parole chiave pertinenti al tema del video stesso, in modo che questo possa essere trovato più facilmente quando un utente fa una ricerca nel sito o anche su Google.

Anche la descrizione del video deve riprendere gli aspetti più stimolanti del video. Piuttosto che descrivere dettagliatamente i contenuti del video la descrizione deve puntare ad accendere la curiosità, evidenziando i problemi, le situazioni particolari o l’originalità del tema affrontato e lasciare l’utente in sospeso attivando il suo interesse verso il video dove troverà proprio le risposte o i contenuti attesi.

Altro aspetto determinante per indurre gli utenti ad aprire un video è l’immagine di presentazione del video. Va scelta con accuratezza, perché è ciò che porterà la maggior parte degli utenti a interessarsi al video. Deve rappresentare il tema chiave del video e incuriosire al massimo grado. Per scegliere l’immagine migliore ci si deve chiedere: cosa rappresenta meglio il video? Ma soprattutto: cosa può attrarre di più un utente in riferimento al tema del video?

Da notare anche che l’immagine scelta non deve per forza trovarsi all’interno del video, ma può essere creata a parte come vero e proprio banner di presentazione. Il consiglio qui è di non barare: l’immagine deve comunque essere pertinente al contenuto del video, altrimenti l’utente potrebbe aprire il video e poco dopo abbandonarlo perché non corrisponde alle sue aspettative. In questo caso l’obiettivo di portare le persone a guardare il video fino alla fine sarebbe vanificato sin dall’inizio.

 

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