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5 errori da correggere per evitare un calo nelle prestazioni delle newsletter 5 errori che stanno compromettendo le newsletter di tante aziende e professionisti e che si devono correggere per migliorare la performance delle campagne di mailing

5 errori da correggere per evitare un calo nelle prestazioni delle newsletter

Sono molte le aziende che pur lavorando sodo, anche con sistemi di email marketing automation, a una gestione sapiente delle newsletter e delle liste di contatti registrano un calo nelle prestazioni.

Le newsletter andrebbero costruite e profilate sulla base delle caratteristiche, del comportamento e delle preferenze degli utenti, ma nonostante i fiumi di inchiostro soprattutto virtuale che sono stati spesi nell’ultimo periodo sull’argomento sono tantissimi coloro che preferiscono optare per un invio massivo e massimalista senza pensare che in questo modo le probabilità di ottenere un risultato soddisfacente si riducono sensibilmente.

Al di là del tipo di strategia che avete deciso di mettere in campo, se registrate un calo nelle prestazioni delle newsletter o se le campagne non riescono a decollare forse state commettendo uno di questi 5 errori.

 

1. Nessuna call to action

Siamo sinceri: nessuna azienda o professionista invia una newsletter al solo scopo di informare gli utenti e se così fosse si tratterebbe di un uso quanto meno poco focalizzato dello strumento. Se il fine ultimo è vendere o convincere l’utente a partecipare a un evento non basta inviare una email con una lista di prodotti in sconto o con data e ora dell’inaugurazione. Meglio inserire una call to action che espliciti in maniera chiara e diretta cosa ci si aspetta dal lettore e che li spinga ad agire.

 

2. Refusi e/o errori di grammatica

L’accuratezza nella forma oltre che nel contenuto dell’email è di vitale importanza per la performance di una newsletter, per questo è essenziale leggere e rileggere più volte il testo. Non sarebbe una cattiva idea avvalersi dell’aiuto di qualcuno esterno al fine di testare anche l’efficacia e la chiarezza del contenuto. Una newsletter con parole scritte in modo scorretto o addirittura con errori di grammatica darebbe immediatamente un’impressione di incompetenza e di inaffidabilità a chi dovesse individuarli. L’effetto è un calo dell’interesse verso i contenuti proposti e una riduzione della stima rivolta all’azienda.

 

3. Nessun collegamento con i social network e/o il sito web

Sono ancora tante le newsletter sprovviste di riferimenti agli account social dell’azienda o del professionista. Se per molti può risultare un dettaglio di poco conto, il nostro consiglio è quello di inserirli sempre: non solo sarà un modo per ampliare il bacino di utenti che vi seguono, ma vi renderà facilmente rintracciabili senza passare per il campo “cerca”. Lo stesso discorso vale per il sito web: un riferimento al sito ufficiale è d’obbligo, peerché nessuna visita anche potenziale va lasciata al caso.

 

4. Contenuto troppo autoreferenziale

La tentazione di iniziare a parlare subito di sé e della propria azienda o attività è forte, ma si tratta di una strada che difficilmente porterà al raggiungimento dei vostri obiettivi. Sebbene occorra lavorare con una strategia ben precisa e in maniera focalizzata, è meglio costruire l’email in maniera che l’utente si senta considerato e protagonista soprattutto nella prima email e in ogni caso nell’apertura di ogni messaggio.

 

5. Oggetto per niente accurato

Il campo oggetto di una email assume ancora più importanza per una newsletter. Ogni giorno gli utenti vengono bombardati di messaggi nella propria casella di posta e decidono se aprirne una o meno proprio sulla base dell’oggetto. Facendo un giro sul web potreste trovare chi consiglia di tenersi sul vago in modo da incuriosire l’utente, ma la realtà è che è bene non esagerare: meglio essere precisi esplicitando il contenuto mettendo, però, in risalto la ragione per la quale l’email può risultare realmente interessante.

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