Gli errori da correggere per una landing page di successo Perché una landing page non converte? Forse a causa di uno di questi 3 errori comunissimi da correggere prima possibile

Errori di una landing page che non converte

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Analizzare la propria landing page e correggere tutti gli errori in essa presenti può davvero fare la differenza tra il successo e un fiasco totale. Ma il vero problema non è intervenire, bensì rendersi conto che qualcosa non va. Se dopo mesi di lavoro, di pianificazione di una campagna e di progettazione della landing page ci ritroviamo con un pugno di mosche e a chiederci perché la nostra landing non converte, ancor prima di decidere che il problema sia il mercato occorre fare un’analisi approfondita e oggettiva della landing page.

È assolutamente necessario calarsi il più possibile nei panni del cliente in modo da intercettare ogni errore o collo di bottiglia. Vediamo allora nello specifico quali sono i 3 errori più diffusi che impediscono a una landing page di avere successo.

 

1. Design affollato e poco accurato

Il design di una landing page è il primo aspetto da curare e un errore in questo senso può davvero costare caro. È sempre bene cercare di non scegliere colori troppo in contrasto tra loro e che la pagina risulti coerente in ogni sua parte e perfettamente leggibile. Attenzione a fare un uso sapiente anche degli spazi bianchi: moltissimi nella foga delle tante cose da dire e da comunicare spesso dimenticano che gli utenti online vanno convinti a proseguire nella lettura e che mal sopportano porzioni di testo troppo ampie. Dividiamo la presentazione in paragrafi e usiamo qualche espediente grafico e i contenuti visuali per mettere in risalto i punti più importanti e essenziali della nostra presentazione e comunicazione.

 

2. Call to action sbagliate sotto ogni aspetto

Se una landing page non converte, allora il sospettato numero uno sono le call to action: siamo sicuri di averle usate nella maniera corretta? Spesso non è soltanto una questione di posizione (sebbene sia utile inserirle più volte, soprattutto se la landing page è molto lunga), ma anche di colori scelti e di messaggio vero e proprio. Benché non esista un colore che in assoluto converta più di un altro, normalmente i colori più usati sono il rosso per indicare urgenza e se vogliamo parlare “alla pancia” dell’utente, il blu per chi opera nel B2B e il verde che è un colore distensivo che ben si adatta a tutti i tipi di azienda. L’importante è sperimentare formule diverse dal semplice “Clicca qui” o “Invia”; meglio optare per un messaggio che spieghi cosa li aspetta e quale sarà la conseguenza del click (per esempio “Scarica la brochure” o “Voglio migliorare le prestazioni della mia landing page”.

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3. Moduli troppo complicati

Infine se una landing page non riesce a decollare nonostante un design accattivante e call to action precise e ben congegnate, l’errore risiede nel modulo. Verosimilmente chiunque decida di effettuare un’azione sulla nostra landing page dovrà riempirne uno con tanto di dati e indirizzi email. Tuttavia, per il noto principio che l’utente medio online non ama perdite di tempo e intoppi un modulo troppo complicato, con un numero di campi eccessivo e difficile da trovare o da distinguere da un banner non è certamente la scelta corretta. Meglio trovare e ritagliarsi del tempo per curare anche questa sezione, in modo da aumentare le probabilità di successo.

Project manager. Dopo la laurea in Comunicazione Internazionale con una tesi sull’adattamento cinematografico ho iniziato a lavorare come content writer e content manager in contesti di comunicazione aziendale interna ed esterna e a gestire gruppi di lavoro. Il Web 2.0 è la mia più grande passione insieme alle lingue straniere, al cinema, al teatro e alla letteratura. Dopo avere affinato le mie conoscenze nel campo delle strategie per il web e del social media marketing attraverso corsi di formazione ed esperienze in azienda lavoro come Project Manager, Blogger, Content Marketing Manager e Social Media Marketing Manager.

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