L’engagement in Facebook è in calo progressivo. Quali sono le cause? - Blog di web marketing e social media marketing di Communication Village

L’engagement in Facebook è in calo progressivo. Quali sono le cause? In Facebook l’engagement è in ulteriore forte calo dall’inizio dell’anno. Le cause principali sono 3

Engagement in Facebook in calo

In Facebook le statistiche recenti rivelano che l’engagement è in forte calo progressivo da gennaio 2017. In particolare il tasso di engagement medio si è abbassato del 20% circa dall’inizio dell’anno. Significa che sono sempre meno gli utenti disposti a esprimersi e a reagire in modo esplicito a tutto quello che trovano nel social network.

Per engagement si intendono tutte le interazioni che gli utenti effettuano con gli altri utenti e in particolare attraverso i post che trovano pubblicati. Like, commenti e condivisioni sono le modalità con cui un utente può interagire ogni volta che rimane colpito da un particolare contenuto.

Negli ultimi mesi la reattività degli utenti di Facebook ai post presenti nel social network sembra essere sempre più bassa e se già da diversi anni le analisi dei dati mostrano come la tendenza in atto sia quella di una riduzione del tasso di engagement, negli ultimi mesi sembra che questo processo si stia accelerando sensibilmente.

A determinare questo calo progressivo dell’engagement in Facebook concorrono diverse cause.

 

Sempre meno utenti giovanissimi in Facebook

La prima ragione è la sempre minore presenza in Facebook di utenti con un’età inferiore ai 20 anni, che solitamente sono quelli con maggiore intraprendenza e meno inibizioni nella pubblicazione di contenuti propri e di interazioni con contenuti di altri.

La maggior parte degli utenti di questa fascia d’età infatti si è spostata verso altre piattaforme social, privilegiando quelle più orientate all’instant publishing e alla pubblicazione di contenuti visuali – come WhatsApp, Snapchat, Instagram e in misura minore Tumblr.

 

Assuefazione a schemi di interazione sempre uguali

Un’altra ragione è che gli utenti sono ormai sempre più assuefatti agli schemi di interazione disponibili in Facebook.

Ogni volta che si pubblica un commento o si effettua una condivisione l’obiettivo è ricevere una gratificazione sotto forma di like o ulteriori reazioni da parte degli altri utenti. Con il tempo il livello di soddisfazione derivato da questo tipo di effetti si riduce progressivamente, generando una vera e propria assuefazione che riduce l’interesse a pubblicare nuovi post o a interagire ulteriormente con i post di altri utenti. Questo calo dell’interesse viene rinforzato anche dai casi in cui le interazioni sollevate dalle proprie azioni siano inferiori a quelle attese. In questi casi ogni volta che un contenuto pubblicato riceve poco engagement crea un freno a pubblicare ulteriori contenuti, sia originali, sia in risposta ad altri contenuti trovati nel social network.

In pratica si può dire che l’engagement vive dell’engagement che produce. Se in generale ogni contenuto introdotto da un utente – originale o applicato a contenuti preesistenti – riscontra poco engagement, l’utente tenderà a pubblicare meno contenuti e interazioni, con l’effetto di contribuire a ridurre l’engagement generale.

 

Saturazione di contenuti ripetitivi

La terza causa è riconducibile alla sovraesposizione a una massa di contenuti che tendono a diventare ripetitivi.

Se nei primi tempi della sua presenza in Facebook un utente è entusiasta di vedere la foto di un gattino a pancia in su e non esita a reagire con un like, un commento o una condivisione, dopo un certo numero di foto simili questo genere di contenuto inizia a perdere attrattiva rendendo quindi sempre meno incalzante la pulsione a interagire.

Bisogna considerare che l’algoritmo di Facebook fa sì che i post che ogni utente trova nel proprio news feed proviene per lo più da un centinaio di utenti che sono quasi sempre gli stessi, ossia le persone con cui si effettuano più frequentemente interazioni, che normalmente sono gli amici e i conoscenti più stretti. In questo senso il rischio di esporsi a una ripetitività sempre più noiosa di contenuti analoghi e già visti è una costante della vita di ogni utente nel social network.

La scelta di Facebook di costruire un algoritmo che definisce i contenuti presumibilmente più interessanti in base alle interazioni che ciascun utente ha attuato nel tempo si sta dimostrando in realtà un autogol. Gli utenti infatti finiscono con il vedere quasi esclusivamente i contenuti provenienti dalla loro filter bubble e questo gli riduce pesantemente la probabilità di imbattersi in post nuovi e maggiormente stimolanti pubblicati da utenti fuori dalla cerchia più stretta di contatti. L’effetto è quindi un calo progressivo di interesse che si traduce in una riduzione dell’engagement.

 

Il minore coinvolgimento degli utenti nel social network blu può rappresentare un problema per le aziende che vogliono usarla per sostenere la propria comunicazione di marketing. Utenti meno attivi significa minori opportunità di avviare relazioni dirette e personali e quindi una limitazione della forza delle campagne di social media marketing. Trovare quindi nuovi metodi più efficaci per coinvolgere maggiormente gli utenti è indispensabile per non subire il calo dell’engagement di Facebook. Se vuoi suggerimenti o consigli su come coinvolgere al massimo grado i tuoi clienti e orientarli così ad acquistare i prodotti della tua azienda, non esitare a contattarci! Siamo a tua disposizione per studiare il tuo mercato online e proporti le azioni più efficaci per sviluppare la relazione con i tuoi clienti attuali e potenziali attraverso i social e generare nuove vendite.

Related posts

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Top