Perché una strategia di email marketing non funziona? - Blog di web marketing e social media marketing di Communication Village

Perché una strategia di email marketing non funziona? Le ragioni del fallimento di una campagna di email marketing possono essere molteplici. Eccone alcune

Perché una strategia di email marketing non funziona?

Quali sono le ragioni per le quali una strategia di email marketing non funziona? Cosa si cela dietro il fallimento di una campagna? Dopo anni nei quali si è detto che l’email marketing era ormai destinato a scomparire, attualmente gli strateghi del digital marketing lo stanno rivalutando fortemente. Complice soprattutto l’ascesa dei sistemi di marketing automation, non ci sono dubbi che la posta elettronica resti uno dei metodi migliori per entrare in contatto con i propri clienti.

Riuscire a trovare un utente sprovvisto di un indirizzo email è sempre più difficile e consultare la propria casella di posta è uno dei passatempi preferiti di chi ha un momento libero, anche sul lavoro. E allora per quale ragione non tutte le aziende riescono a ottenere i risultati sperati? Perché una strategia di email marketing può non funzionare? Quali sono gli errori più gravi che si commettono solitamente?

 

1. Pessimo tempismo

L’invio delle email non va lasciato al caso: si tratta di una programmazione che va fatta con attenzione anche sulla base delle abitudini e preferenze degli utenti. Se per esempio l’email in questione riguardava il download di un coupon, ma l’email successiva con il premio impiega più di una settimana per arrivare, con ogni probabilità avremo sprecato un’occasione. Il metodo migliore per evitare errori in questo senso è quello di sforzarsi di mettersi nei panni del destinatario o lasciare che sia lui a decidere la frequenza con la quale desidera ricevere comunicazioni da parte nostra.

 

2. Le email non sono personalizzate

La personalizzazione del messaggio è un’ottima mossa per fare sentire il cliente considerato in prima persona. Sono molte le aziende che prevedono l’invio di un messaggio su misura per il compleanno degli utenti iscritti nelle proprie mailing list, ma perché limitarsi a questo? Esistono sistemi che consentono di prelevare le notizie e i dati demografici direttamente dalla scheda del cliente senza che questo voglia significare lavoro in più per l’azienda.

 

3. Scarsa attenzione per il campo oggetto

L’oggetto ha lo stesso ruolo che riveste un titolo per un articolo o un post di un blog. La maggioranza degli utenti decide proprio sulla base di questo campo se aprire o meno un’email e il minimo che possiamo fare perché la campagna si riveli efficace è riservare una parte del nostro tempo per crearne uno degno di nota.

 

4. Utilizzo di un account personale

Il mittente è il secondo elemento dal quale dipende l’open rate di un’email: spesso è proprio questo che aiuta i destinatari a distinguere un’email spam da una degna di fiducia. Sono sempre di più coloro che diffidano di mittenti che non siano direttamente riconducibili a un’azienda. La lezione da imparare è che anche in presenza di un budget limitato è sempre meglio inviare ogni tipo di comunicazione da un’email ufficiale piuttosto che da una personale, pena l’essere bollati come poco professionali.

 

5. L’email non è ottimizzata per i dispositivi mobile

Lo studio preliminare delle abitudini e delle preferenze del proprio pubblico è vitale per ridurre al minimo le probabilità di commettere degli errori. La mancanza di riguardo per coloro che si connettono da smartphone e tablet è davvero imperdonabile. Sinceriamoci, quindi, di avere scelto un oggetto non troppo lungo e un incipit incisivo (molti dispositivi mettono a disposizione un’anteprima del messaggio) in modo da non lasciare nulla di intentato.

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