Le 3 ragioni principali del fallimento di una strategia di content marketing + 1 consiglio bonus - Blog di web marketing e social media marketing di Communication Village

Le 3 ragioni principali del fallimento di una strategia di content marketing + 1 consiglio bonus Perché una strategia di content marketing può fallire nonostante gli sforzi profusi?

Il fallimento della strategia di content marketing

Se la strategia di content marketing stenta a decollare dopo mesi e mesi di lavoro, di verifiche e di misurazioni occorre fermarsi e indagare le ragioni di tale fallimento. Sappiamo cosa state pensando: dopo anni e fiumi di inchiostro (soprattutto virtuale) spesi a spiegare come costruire il piano perfetto siamo ancora qui a parlare di errori? Ebbene forse non tutti sanno che sbagliare è molto più semplice di quel che si pensa; il content marketing ormai per la comunicazione aziendale rappresenta la base ed è per questo che a volte viene sottovalutato. Se resteremo ciechi dinanzi ai primi segni di cedimento, non potremo intervenire per tempo con risultati disastrosi per l’intero progetto. Ecco le 3 ragioni principali del fallimento di una strategia di content marketing e 1 consiglio bonus da applicare per evitare il peggio.

 

1. Non esiste alcun piano strategico

Ne abbiamo parlato tante volte: qual è la prima cosa da fare prima di iniziare qualsiasi operazione nel campo della comunicazione e del marketing? Costruire un piano. Comprare un dominio, costruire un blog e iniziare a scrivere non fa di noi dei content marketing manager; occorre iniziare dalla base. Chi è il nostro target di riferimento? A quali argomenti e problematiche si interessa? Qual è il linguaggio da usare? Come agire perché i contenuti in questione raggiungano il maggior numero di persone possibile? Solo quando avremo trovato (o ipotizzato) una risposta a queste domande potremo dire che la nostra strategia di content marketing è pronta per essere messa in pratica.

 

2. Articoli troppo orientati alla vendita

Nessuno apre un articolo e decide di iniziare a leggerlo perché muore dalla voglia che l’autore gli venda qualcosa. Ciò che spinge l’utente a scegliere un post è la ricerca di una risposta a un problema o la voglia di saperne di più su un determinato argomento; con questo non vogliamo dire che scrivere articoli orientati alla vendita sia sbagliato, anzi è proprio quello che dobbiamo fare ma con grazia e lungimiranza. Mettiamoci nei panni del lettore e, sebbene qualche post di questo genere debba essere presente, non può rappresentare la totalità della nostra produzione.

 

3. Nessuna costanza nella pubblicazione dei post

La creazione di un calendario editoriale non è soltanto un metodo per restare concentrati e riuscire a gestire il nostro tempo in maniera più efficiente ed efficace, ma serve a mantenere una frequenza costante di pubblicazione. Se vogliamo fare del content marketing il nostro lavoro e/o il fulcro della nostra strategia di comunicazione non possiamo scrivere e pubblicare articoli quando vogliamo o quando abbiamo tempo. Se avremo abituato chi ci segue con tre post al giorno, non possiamo passare di colpo a un paio al mese, pena la perdita dei lettori anche più affezionati. La frequenza di pubblicazione va decisa prima di intavolare il lavoro e non deve essere inferiore a un paio di post alla settimana, altrimenti equivale a non esserci affatto.

 

Consiglio bonus: affidiamo il lavoro a un professionista

Se improntiamo la nostra strategia con una logica al risparmio che equivale a lasciare gestire il content marketing a parenti (il famoso “cugino”) e a persone improvvisate, non potremo lamentarci se finirà per fallire. Il consiglio è quello di affidarsi sempre a dei content marketing manager professionisti che anche solo nella veste di consulenti potranno fornire dritte preziose che limiteranno gli insuccessi e gli errori.

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