Email marketing: le disiscrizioni sono davvero un male? - Blog di web marketing e social media marketing di Communication Village

Email marketing: le disiscrizioni sono davvero un male? A volte registrare delle disiscrizioni alle nostre liste di email marketing può avere dei vantaggi. Ecco quali

Email marketing: le disiscrizioni sono davvero un male?

Normalmente quando parliamo di email marketing e dritte utili a migliorare le nostre prestazioni ci imbattiamo in manuali che declinano tutti i modi possibili e immaginabili per ottenere più iscritti possibili. Tuttavia a volte ci sono cose che non possiamo controllare e le disiscrizioni alle nostre liste è una di queste: registrare una percentuale di persone che decidono di togliersi dalla lista contatti è pressoché fisiologico e inevitabile.

Ovviamente il nostro lavoro deve mirare a rendere irrisoria questa percentuale, ma in linea di massima dobbiamo ricordare che le disiscrizioni non sono per forza un male. Se siamo sicuri di avere fatto tutto ciò che è in nostro potere per migliorare il tasso di conversione delle nostre email e siamo sicuri di avere ridotto al minimo (o non avere commesso affatto) gli errori più comuni di email marketing, allora non dobbiamo preoccuparci di questo dato che anzi può rivelarsi addirittura prezioso. Cerchiamo di capire in che senso.

 

1. Restano soltanto coloro che sono davvero in target

La decisione da parte dell’utente di autoescludersi dalle liste può presupporre una mancanza di interesse generale nei nostri riguardi o nei confronti dei nostri prodotti e servizi. Cerchiamo di leggere attentamente i dati sulle disiscrizioni in modo da farne tesoro e capire se abbiamo sbagliato qualcosa nella segmentazione dell’intero target: un simile errore da parte nostra farà registrare delle percentuali particolarmente alte che noi useremo per rivedere l’intera lista e cercare di porvi rimedio.

 

2. La nostra reputazione non verrà intaccata

Al contrario di quel che si pensa, se da un lato una disiscrizione equivale alla perdita di un cliente, anche solo potenziale, e quindi anche di denaro, dall’altro sarebbe stato molto peggio se piuttosto che decidere di eliminarsi ci avesse segnalato come spam. Una simile segnalazione influirebbe negativamente sulla nostra reputazione online e dovremmo fare molta più fatica per riprenderci.

 

3. Siamo sicuri che sia solo una questione di target?

Non dobbiamo partire dal presupposto che chi decide di non ricevere più le nostre email sia per forza disinteressato ai nostri messaggi: a volte è solo questione di frequenza o tipo di comunicazione. Un modo per discernere se è questo il nostro caso può essere quello di costruire delle landing page attraverso le quali oltre a disiscriversi l’utente possa specificare i motivi che lo spingono ad abbandonare. In questo senso ricordiamoci di lasciare, però, totalmente nelle mani di chi si autoelimina la decisione di lasciare o meno questo parere (viceversa non faremo altro che farlo innervosire e rendere l’uscita più complicata) e/o di fornire le istruzioni per modificare le proprie preferenze. A volte, infatti, a infastidire il cliente è solo la frequenza con cui riceve le nostre comunicazioni: rendiamo chiaro l’iter per modificare questo tipo di impostazioni in modo che ognuno possa costruirsi una “campagna su misura”.

 

Per certi versi, quindi, le disiscrizioni possono essere una benedizione in quanto restituiscono dei dati preziosi per la nostra attività e per l’intera strategia di email marketing. Qualora non fossimo pienamente soddisfatti dei risultati registrati possiamo decidere di ricontattare (ma non immediatamente) l’utente in questione per chiedergli cosa è andato storto e se ha qualche consiglio da darci.

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