Come migliorare il tasso di conversione delle email inviate - Blog di web marketing e social media marketing di Communication Village

Come migliorare il tasso di conversione delle email inviate Il successo di una strategia di email marketing si misura anche in virtù del tasso di conversione delle email inviate nella campagna. Vediamo come migliorare questo dato

Come aumentare il tasso di risposta delle email

Migliorare il tasso di conversione nelle email che inviamo è indispensabile per rendere sempre più efficaci le nostre campagne di direct email marketing. Una strategia di email marketing ben congegnata è uno dei metodi più validi per entrare in contatto con i nostri clienti e cercare di riconquistarne o mantenerne alta la fiducia. Nell’era dei social media c’è chi ha sostenuto con fervore la caduta in disgrazia (se non la morte) di questo genere di azioni di digital marketing, ma chiunque abbia provato a usare questo mezzo non ha potuto fare altro che ricredersi.

Una volta dato l’avvio alla nostra campagna di email marketing esistono diverse metriche da tenere sotto controllo al fine di verificarne l’efficacia e una di queste è proprio il tasso di conversione, che si può definire come il numero di persone che sono state tanto interessate (si spera sempre e solo positivamente) dal nostro messaggio da cliccare sulla call to action. Ne consegue che più risposte alla mail o più click sulla call to action otterremo maggiore sarà il successo registrato dalla nostra campagna. Vediamo, quindi, come fare a migliorare il tasso di conversione delle nostre email.

 

1. Attenzione all’oggetto

Perché sia possibile testare l’efficacia delle nostre email occorre che chi le riceve le apra; di conseguenza dobbiamo prestare la massima attenzione all’oggetto. Al bando frasi troppo generiche e le formule che possano ricordare messaggi di spamming: rischieremo che il sistema le archivi direttamente nella cartella spam e/o che lo faccia l’utente senza nemmeno offrirci una possibilità. Prediligiamo un lessico chiaro e forniamo una piccola anticipazione sul contenuto in modo da spingere chi è davvero interessato ad aprire l’email per saperne di più. Inoltre vanno tenute a mente queste dritte su come scrivere un oggetto che non insospettisca i filtri antispam e non irriti i destinatari della mail:

  • non scrivere in maiuscolo
  • ridurre al massimo la punteggiatura ed evitare i punti esclamativi
  • non inserire troppi numeri ed evitare simboli di valuta
  • non usare parole come: “Gratis”, “Offerta”, “Regalo”, “Omaggio”, “Promozione”, ecc.
  • non usare i cosiddetti indicatori di urgenza: “Affrettati”, “Tempo limitato”, “Offerta in scadenza”, ecc.
  • evitare call to action esplicite, come: “Ordina adesso”, “Acquista subito”, “Chiedi un preventivo”, ecc.
  • non cercare mai di colpire con frasi d’effetto abusatissime come: “Ti sveliamo un segreto”, “Ti riveliamo quello che non ti diranno mai”, “Non crederai a quello che ti proponiamo”, ecc.

Va precisato però che i software antispam attuali non si basano più soltanto sul testo dell’oggetto per definire se una mail è o non è potenziale spam, ma valutano fattori come la reputazione dell’indirizzo email da cui si spedisce, la struttura generale del testo dell’email e il rapporto immagini/testo (un’email contenente un’immagine e poco testo è considerata segno tipico di spam), l’invio concomitante di un alto numero di email, ecc. Questo però non esime dallo scrivere l’oggetto in modo ottimizzato, anche perché indipendentemente dal rischio di costituire un indicatore di spam, un oggetto poco chiaro e convincente porta comunque il destinatario a non aprire l’email.

 

2. Messaggio personale

Una volta convinto il destinatario a proseguire nella lettura, la riuscita più o meno buona del nostro piano di email marketing dipende proprio nel messaggio: gli utenti sono stanchi di ricevere email automatiche e generiche. Usiamo i dati che già sono in nostro possesso (ad esempio nome e cognome, dove abitano e cosa hanno acquistato) per costruire messaggi su misura e personalizzati; una simile strategia ci consentirà di costruire un piano e una serie di azioni fatte apposta sulla base delle loro abitudini e del rapporto che abbiamo instaurato con loro aumentando le nostre probabilità di successo. In questo senso è sempre utile tenere aggiornate le liste di contatti a nostra disposizione eliminando gli indirizzi non più attivi e coloro che hanno deciso di disiscriversi.

 

3. Test per dispositivi mobile

La maggior parte delle email oggi viene aperta da dispositivi mobile, di conseguenza se non vogliamo che la nostra strategia di email marketing si riveli un completo fallimento dobbiamo verificare che siano visualizzabili e perfettamente leggibili anche da parte dei possessori di tablet e smartphone. In tal senso occorre rivederne l’oggetto: lo spazio a disposizione è minore e rischiamo che, se troppo lungo, venga tagliato e privato di significato.

 

4. Call to action

L’invio di un’email a un nostro cliente non deve mai essere fine a se stesso: se risponde a una precisa strategia di email marketing ciò che non può assolutamente mancare è una call to action chiara e ben posizionata. Non possiamo lamentarci della mancanza di riscontri o risposte se non indichiamo con esattezza all’utente quali azioni desideriamo che compia. In tal senso il nostro consiglio è quello di inserirla non solo alla fine, ma (anche a seconda della lunghezza del nostro messaggio) potremmo valutare l’idea di metterla a metà e/o più volte purché debitamente segnalata ed evidenziata.

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