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Guida introduttiva al personal branding Personal branding, ovvero come sponsorizzare se stessi e ottenere grande visibilità personale

Guida introduttiva al personal branding

Cosa si intende per personal branding? Essenzialmente tutte le attività che possiamo mettere in atto per sostenere la nostra immagine e la percezione che gli altri hanno di noi e del nostro lavoro. In pratica, trattiamo la nostra persona come un’azienda o un marchio e il nostro lavoro come un prodotto e in questo senso applichiamo a noi stessi le logiche di promozione e comunicazione tipiche del marketing.

Sappiamo che un marchio può definirsi di successo nel momento in cui basta leggere il suo nome per evocare una serie di immagini e sensazioni riconoscibili e che sono propri e specifici solo di quel marchio. Forse non abbiamo mai pensato a noi stessi in questa ottica, ma se il nostro obiettivo è quello di non passare inosservati forse dovremmo cominciare a farlo.  Nell’era di Internet gli utenti non fanno altro che interrogare Google e gli altri motori di ricerca per trovare soluzioni ai propri problemi o ulteriori informazioni su aziende e prodotti; ma ciò che forse non tutti sanno è che spesso usano quegli stessi mezzi per cercare persone. Se siamo dei professionisti e ci consideriamo degli esperti nel nostro campo (o siamo in cerca di nuove prospettive), sarebbe un peccato non apparire tra i risultati di ricerca quando vengono digitate le parole chiave che ci riguardano. Se vogliamo evitare quindi di perdere occasioni preziose sarà meglio iniziare il nostro processo di personal branding, meglio se seguendo queste linee guida.

Per prima cosa cominciamo a indagare e a conoscere meglio noi stessi. Dobbiamo procedere esattamente come farebbe un esperto di marketing nella costruzione di un marchio: vanno individuati i nostri punti forza e di debolezza; in quale nicchia di mercato vogliamo collocarci e quali clienti vogliamo raggiungere. Perché questa fase possa considerarsi conclusa non dobbiamo dimenticarci di analizzare quali sono i vantaggi o i benefici che possiamo portare per chi ci segue: una volta individuati, infatti, costruiremo la nostra strategia basandoci proprio su questi.

La costruzione del nostro “marchio personale” non può prescindere, poi, dall’analisi dei competitor: iniziamo a dare una sbirciata a coloro che già eccellono online e cerchiamo di carpirne i segreti. Inoltre, a seconda dell’ambito nel quale desideriamo operare, questo potrebbe essere un ottimo modo per gettare le basi per collaborazioni future: se entriamo nel giro giusto di conoscenze, sarà più facile restare aggiornati sulle ultime novità e faremo in modo che il nostro nome inizi a girare. Se riusciremo ad attirare l’attenzione di qualche influencer, poi, saremo a cavallo.

Prendiamo in considerazione l’idea di comprare un dominio che sia solo nostro: ciò non significa che debba necessariamente coincidere con il nostro nome; all’inizio, quando nessuno è al corrente di noi e del nostro lavoro, sarebbe fatica praticamente sprecata. Meglio optare per una serie di parole chiave che riassumano chi siamo e di cosa ci occupiamo.

Una volta fissata la nostra mission e raggiunta una chiara visione d’insieme di quel che vogliamo comunicare, non ci resta che decidere quali canali utilizzare. Che sia un blog o il solo sito internet, l’importante è ricordare che ogni mezzo ha il suo tipo di linguaggio e che i contenuti vanno cambiati e comunicati di conseguenza. Da non sottovalutare, poi, è il ruolo che possono ricoprire i social network; attraverso i nostri account svilupperemo in modo consistente il nostro personal branding e inoltre daremo visibilità ai nostri contenuti e alle nostre attività lavorative.

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