Ogni nostra cognizione
principia dai sentimenti

Leonardo da Vinci
SECOND LIFE E WEB 2.0
(Evento 04 di 12)
Wonderland Island (75, 8, 24), lunedì 5 novembre 2007

Florestan Schumann: Buonasera a tutti. La tematica di stasera è “Second Life e Web 2.0”. Oggi vedremo delle slide.


Florestan Schumann: La prima è la classificazione degli utenti del Web secondo Forrester. È basata sull’attività che gli utenti normalmente esplicano nel Web. Tutti gli utenti sono categorizzati per livelli di partecipazione attiva rispetto a quello che sul Web si può fare. I più vivaci e attivi sono in cima, seguono gli utenti sempre meno partecipativi. Come vedete, infatti, in alto abbiamo i “Creativi” (Creators), quelli che usano il Web per esprimersi, che pubblicano articoli propri, che mettono video, che caricano foto, ecc. L’obiettivo di questi utenti è quello di essere autori prima che fruitori. Questi utenti sono solitamente molto esperti di Internet e di computer e tendenzialmente, se non sono professionisti informatici, sono degli autentici “smanettoni”. Proprio questi utenti sono il motore principale di tutte le innovazioni del Web: tendono a sviluppare idee nuove e a proporne altrettante. Sono favorevoli all’open source e spesso conoscono anche Linux e i sistemi aperti. Tutte le innovazioni passano attraverso di loro, non perché le approvino, ma perché le conoscono e le vogliono valutare. Sono i progressisti innovativi.
Il secondo grado è rappresentato dai “Critici” (Critics). Questi tendenzialmente sono molto attivi, ma solitamente accettano quello che c’è senza porsi il problema del cambiamento, ossia sono i veri utenti attivi che non cambiano però le regole del Web o non cercano di introdurre o testare le novità. Sono abbastanza esperti di informatica e amano esprimersi soprattutto in forma testuale e mediante immagini e blog; i sistemi come MySpace sono il loro universo per eccellenza.
I “Collettori” o “Collezionisti” (Collectors) sono gli utenti che amano navigare. Visitano pagine e portali alla ricerca di informazioni, notizie e idee e tendenzialmente sono un po’ riservati. La loro partecipazione però resta attiva, perché la loro attività di fruizione è alta. Usano sistemi progrediti di data mining come RSS, motori di ricerca evoluti, conoscono Google come le loro tasche e sanno trovare attivamente quello che cercano. Contestualmente, proprio mentre cercano, iniziano a volere cercare altro. Il loro scopo è conoscere e scoprire il più possibile. Sono avidi di contenuti altrui. Ma questo favorisce la loro attività, che spesso li porta a diventare più attivi ancora, salendo verso il grado superiore.
Un gradino più in basso, i “Joiners” possono essere definiti in italiano come “quelli che si associano”. Sono gli utenti che amano l’uso del Web come strumento di conoscenza di altri utenti. Sono i veri animali da community e chat. Adorano MySpace, tutti i blog che utilizzano per parlare con altri piuttosto che per leggere cosa c’è scritto e frequentano quasi tutte le chat che riescono a trovare.
Gli “Spettatori” (Spectators) sono i guardoni del Web. Non hanno la competenza attiva dei “Collectors” e surfano il Web per lo più in modo randomico e casuale. In compenso sono dei grandi scaricatori di contenuti che utilizzano off line come file MP3, video scaricabili, podcast e altri contenuti digitalizzati. Amano tutto ciò che deriva dall’ex Napster (eMule, WinMX, Bit Torrent, ecc.) e detestano i limiti di scaricamento. La loro lettura dei blog è intensa, ma spesso lo fanno per ricavare contenuti da utilizzare per i fatti propri come immagini, suggerimenti, idee di vario tipo che possono utilizzare nella vita fuori dal Web.
Gli “Inattivi” (Incatives), lo dice la parola stessa, non fanno nulla di particolarmente rilevante. Ossia, si connettono poco al Web e non hanno obiettivi o preferenze precise. Il lurker è per definizione l’utente che guarda e non partecipa. Per esempio, così è definibile chi va in un blog, legge i post e non li commenta. In realtà gli inattivi non hanno confidenza con Internet e con le tecnologie, per cui il loro rapporto con il Web è fortemente limitato in tutti i sensi: non hanno capito bene cosa possono farci e, se l’hanno capito, non sanno come ottenere il meglio. Chiaramente questa classificazione non è né esaustiva né definitiva. È solo una lettura di Forrester sull’universo dell’utenza Web in ottica di Web 2.0. Da notare però le percentuali di ciascuna classe. Gli inattivi sono il 52%, cioè la maggioranza. Questi sono per lo più sprovvisti anche di connessione veloce. Tanti di loro si connettono ancora con un modem a 56K o hanno l’ISDN.

Luigia Albanese: Volevo chiedere una cosa: ma la statistica è fatta sul totale degli utenti Internet o sulla popolazione in generale?

Florestan Schumann: Sugli utenti Internet.

Uskebasi Korobase: Hmm… Ho qualche dubbio. La differenza tra inattivi e spettatori… Le percentuali sono riferite ai navigatori statunitensi e il fatto che sia una ‘scala’ a gradi… Piuttosto sembrano atteggiamenti possibili che si possono avere rispetto alla Rete…

Florestan Schumann: Uskebasi, come ti dicevo è una classifica poco scientifica. Correttissimo, infatti dal mio punto di vista è proprio il modo corretto di interpretare questa tassonomia. Non risolve per nulla tutti i problemi, infatti l’ho messa in apertura e non in chiusura della chiacchierata di stasera.

Cesco Bailey: Ma gli inattivi comprendono anche quelle persone che non utilizzano Internet per niente?

Florestan Schumann: Gli inattivi, Cesco, sono quelli che utilizzano Internet da 0,1 a poco.

Manigault Pessoa: Esiste una classificazione simile a questa ma relativa ai soli utenti di Second Life?

Florestan Schumann: Non ancora. Perché non ci fate una tesi?!

Uskebasi Korobase: Non so se è pertinente, però ci sono diversi report sull’utenza in Second Life.

Florestan Schumann: Sì, è vero, ma non è ancora chiara la classificazione dell’utilizzo in modo così (pseudo) dettagliato come hanno fatto i rappresentanti di Forrester.

Uskebasi Korobase: Quello di Assodigitale, più recente, e quello di EPN Report, tra gli altri.

Florestan Schumann: Assodigitale dice cose ovvie, a mio avviso.

Cesco Bailey: Ma qualcuno ha il report di Assodigitale?

Florestan Schumann: Io ho l’excerpt.

Uskebasi Korobase: Ho letto solo la preview purtroppo.

Florestan Schumann: Esatto, e francamente vi sconsiglio vivamente di comprarlo: costa un pozzo di soldi e non ci trovate niente di veramente interessante. È una ricerca costruita solo per fare soldi con le aziende associate ad Assodigitale e non è un valido studio di approfondimento. Serve alle aziende che spendono soldi per capire se li possono spendere. Ma noi siamo un bel po’ oltre, spero! L’analisi di Forrester è molto citata, per questo la dovete conoscere bene. E per questo ve l’ho presentata stasera. In realtà sono d’accordo con chi ha già espresso alcune critiche, poc’anzi, sul fatto che fa acqua da tutte le parti. Lascio a voi il piacere di smontarla come volete. Le linee più interessanti per demolirla sono: la facile sovrapponibilità delle varie classi di utenza definite in funzione di quello che effettivamente fanno, la difficoltà di inquadrare a livello socio-culturale ciascuna classe, la poca attendibilità dei valori percentuali attribuiti che derivano da studi molto spannometrici e interpretati in maniera un po’ sommaria, infine il fatto che ciascun gradino della scala può in realtà essere facilmente espandibile in ulteriori gradi che possono essere messi allo stesso livello di quelli già presenti. Insomma, non è completa. Per il resto lascio a voi il piacere di approfondire pregi e difetti di questo modello di classificazione. Entriamo nel vivo, e definiamo il Web 2.0.


Florestan Schumann: Le slide che vedrete ora, che non ho onestamente avuto il tempo di rifare, si riferiscono a uno studio di Nielsen NetRatings sulla penetrazione e sull’impiego del Web 2.0 in Italia. È uno studio nostrano datato gennaio 2007, è quindi un po’ vecchierello e i dati relativi a Second Life sono ovviamente da prendere con le pinze coibentate. Questa definizione identifica cos’è il Web 2.0, o almeno quello che tutti sono disposti a intendere per Web 2.0. Anche noi stasera partiamo da questa definizione, ma aggiungiamo qualcosina. Il punto cruciale del Web 2.0 è il concetto di partecipazione attiva. Senza la partecipazione attiva c’è il rischio di non avere chiara la differenza tra il Web com’è stato finora e quello che viene detto 2.0. Il partner di Tim Berners-Lee, che con lui sviluppò il linguaggio che avrebbe originato il Web (scusate ma il suo nome, in questo momento, mi sfugge…), ha fatto notare che il Web 2.0, così come normalmente è inteso, è una forzatura.

Cesco Bailey: Robert Cailliau. È la mia tesi!

Florestan Schumann: Il Web è di per sé uno strumento che permette di pubblicare contenuti per tutti gli utenti possibili proprio grazie alla semplicità estrema del linguaggio e della gestione client-server del management autoriale: ho un contenuto mio, lo formatto con HTML o similari, lo uploado su un server e, in automatico, tutti possono vederlo sulle loro piattaforme distribuite. Questo, per Cailliau, è già il succo del Web 2.0. Cailliau non vede quindi la vera differenza. Onestamente, se la devo dire tutta, nemmeno io. In realtà la differenza c’è.

Cesco Bailey: Ho una citazione: “Il Web è più che un’innovazione tecnica. L’ho progettato perché avesse una ricaduta sociale, perché aiutasse le persone a collaborare e non come un giocattolo tecnologico. Il fine ultimo del Web è migliorare la nostra esistenza reticolare nel mondo” (tratta da Tim Berners-Lee, “L’architettura del nuovo Web”, Feltrinelli 2001).

Florestan Schumann: Ottimo, Cesco. Questa citazione è il succo del pensiero della coppia degli inventori del Web. Allora, cosa è successo con il 2.0? Semplicemente la possibilità di pubblicare cose senza bisogno di conoscere una riga di codice. In pratica, lo smanettone qualsiasi che abbia un po’ di voglia di comunicare può crearsi il proprio contenuto personale e permettere agli altri di partecipare.

Kenigma Papp: Stefano Epifani, a tal proposito, dice: “Il termine […] non indica una tecnologia particolare, o una applicazione specifica. Indica piuttosto un insieme di tendenze afferenti l’ambito della programmazione e delle tecnologie, il contesto dei modelli di servizio ed il ruolo stesso dell’utenza rispetto ai servizi del Web”.

Florestan Schumann: Perfetta anche questa, che precede quello che stavo per dire. Il RUOLO dell’utenza: se gli utenti possono pubblicare quello che vogliono senza avere competenze, possono iniziare in modo massivo a esprimersi senza più bisogno di mediazioni tecnologiche da conoscere in modo preliminare. Ossia, la pubblicazione sul Web diventa TRASPARENTE, si può diventare pubblicatori e autori senza più necessitare di un know-how preesistente e spesso non proprio banale da acquisire. In questo senso, la distribuzione della proprietà dei contenuti si allarga a macchia d’olio e perde progressivamente di significato l’autore originario. La conoscenza nel Web diventa un fatto condiviso, come in un agorà in cui ciascuno esprime la sua opinione e alla fine non si sa più chi ha pensato per primo una certa cosa ma tutti ne partecipano in modo attivo e ri-creativo. In questo modo il Web diventa una terra in cui tutti possono esprimersi ma in cui più nessuno ha diritto di vera proprietà. Pertanto chiunque esiste in quanto partecipa di quello che c’è, in senso attivo e in senso passivo. La partecipazione è la chiave di volta: io carico un bel video su YouTube, Pippo lo vede e se lo mette nel blog, Pluto va nel blog di Pippo, vede il video e lo carica nel blog personale.

Misy Ferraris: Un non-luogo…

Florestan Schumann: Un luogo condiviso e collettivo, piuttosto. Altro esempio. Tizio naviga nel sito di Caio e decide di scaricare il video sul proprio PC in modo da metterlo in peer-to-peer. Di chi è il video? C’è un autore, certo. Ma la fruizione scavalca il concetto di autore perché in modo diretto lo integra in un flusso di comunicazione esterno a quello pensato dall’autore e che riconferisce un nuovo senso. In questo modo il contenuto originario si trasforma.

Misy Ferraris: Il video ha perso il significato che aveva per l’autore originario e si è arricchito di nuovi significati.

Florestan Schumann: Esatto, Misy. Il Web 2.0 consiste nella facilità di distribuzione/partecipazione della conoscenza/informazione.


Florestan Schumann: Questo elenco, che non andrei a commentare più di tanto, rappresenta una buona lista classificata delle varie forme di Web 2.0. La classificazione fatta è interessante, ovviamente ognuno di noi ne può fare altre secondo altri criteri. Inoltre, soltanto pochi dei portali e dei servizi “partecipativi” sono presenti qui. Per brevità l’autore ne ha messi solo alcuni, ma se ne possono aggiungere un’infinità. Chi chiedeva qualche dato sugli internauti in Italia, qui ha qualche informazione datata di un anno. Ovviamente si tratta di dati estremamente aggregativi che andrebbero spaccati in modo più analitico, ma non è lo scopo di questa ricerca. Forrester e Nielsen danno spesso delle informazioni più dettagliate che possono essere scaricate gratuitamente nei loro siti o qualche volta a pagamento.


Florestan Schumann: Da notare il rapporto tra il tempo passato al PC e il tempo speso nel Web. Il rapporto è di 2 a 1, circa. In pratica, un utente medio passa metà del suo tempo connesso a Internet e specificamente sul Web. Il che significa che può anche impiegare almeno un altro terzo del suo tempo a usare altri servizi Internet come chat, e-mail, Second Life, ecc. Insomma, si può ben stimare che ormai almeno tre quarti del tempo speso al PC è tempo connesso a Internet. Un buon risultato.


Florestan Schumann: Questa slide mostra una torta che descrive il numero di utenti che svolgono un’attività partecipativa nel Web, ossia frequentano siti tipo quelli che abbiamo visto nella classificazione di prima. Ovviamente è una bipartizione che lascia il tempo che trova perché definire facilmente questo confine è pressoché folle. A ogni modo, a gennaio si può stimare che il 56% frequentasse ogni tanto uno di quei siti. Oggi si parla, io direi, almeno del 75%, se non di più.


Florestan Schumann: Questa slide è interessante essenzialmente per un punto. La categoria “Virtual life” è la meno frequentata in termini di penetrazione, ma se si guarda il tempo individuale di permanenza nel servizio ci si accorge che è davvero altissimo. È evidente che chi entra in Second Life o in un mondo virtuale di altro tipo non ci sta mai poco. Se avevate ancora questo dubbio, questa slide ve lo cancella definitivamente. Quello che si può immediatamente dedurre da questo dato è che se è vero che gli utenti che frequentano Second Life sono in proporzione pochi, è anche vero che quelli che entrano esplicano un utilizzo del sistema estremamente ampio e ricco. Quindi chi pensa che per dare un servizio agli utenti in Second Life basta creare un negozietto da visitare in trenta secondi scarsi semplicemente non ha capito nulla e, forse, ha anche sbagliato lavoro! Soprattutto l’hanno sbagliato quelli che l’hanno consigliato.

Roxelo Babenco: Sono totalmente d’accordo.

Frandrake Valeeva: Idem.

Florestan Schumann: Il caso Armani è un esempio di quello che non si deve mai fare in Second Life. Questa slide spiega anche una ragione in più: gli utenti vogliono passare il tempo in Second Life. Passare il tempo, appunto, non fare mordi e fuggi. Vogliono esperienza, evento, sensazione duratura, emozione, partecipazione attiva e prolungata. Questi sono gli elementi distintivi primari degli universi virtuali rispetto al Web. In più ci mettiamo la contemporaneità, ossia la possibilità di partecipare in tempo reale al contesto e alle espressioni di contenuto degli altri utenti, cosa che il Web non permette a questo livello di complessità. Un primo rapporto tra Web 2.0 e Second Life è proprio qui: il Web 2.0 è uno scambio attivo e partecipativo di informazioni e conoscenze. Second Life è una creazione di esperienze condivise in tempo reale.


Florestan Schumann: Questa slide non è fondamentale ma è interessante. Sul Web 2.0 ci sono più maschi che femmine. Come mai? Che ci siano più utenti maschi che femmine su Internet non è una novità. È così da sempre. Quindi anche sul Web 2.0 si riverbera. Comunque c’è da capire se il Web 2.0 ha in sé le potenzialità di attrarre in modo più partecipativo l’universo femminile. E però, ancora di più, c’è da capire perché il genere rappresenta un divide così forte. Ma non tocca a me darvi questa risposta, che peraltro non è chiara fino in fondo a nessuno.






Florestan Schumann: I più sfegatati utenti del Web 2.0 sono gli utenti fra i 18 e i 34 anni, seguiti a breve distanza da quelli tra i 35 e i 49 anni. Ultra cinquantenni e teen ager non sono attivi più di tanto. Sono dati interessanti che possono far pensare. Nel mondo dei virtual worlds e di altri modelli del Web 2.0 ecco una distribuzione degli utenti: i giovanissimi preferiscono giochi 3D come Habbo; i 18enni-24enni invece eccoli tutti a ciondolare in Second Life. Le persone più attempate invece nemmeno sanno cos’è Second Life e passano il tempo, se sono attivi, a pubblicare foto, contenuti, a chiacchierare di vari argomenti. Che di “anziani” in Second Life ce ne siano pochi si sapeva.


Florestan Schumann: Questa slide correla i navigatori e gli utenti del Web 2.0 in base al livello di utilizzo in termini di tempo. Come ci si poteva aspettare, chi utilizza i mondi virtuali sta su Internet molto a lungo, in linea di massima. È un dato che rinforza quello che già vi avevo messo in evidenza qualche slide fa, con tutte le conseguenze del caso. Chi sta in Second Life ha comunque un rapporto con Internet e con le nuove tecnologie di comunicazione molto esteso e approfondito. Apprezza il mezzo e passa larga parte del tempo davanti al PC. Si può dire, come già Manigault aveva evidenziato nel suo post, che c’è una conditio sine qua non alla presenza in Second Life di un utente: deve amare lo stare al PC.

Roxelo Babenco: È vero, sacrosanto.

Florestan Schumann: Prima ancora del digital divide tecnologico c’è un digital divide mentale. Chi non riesce a trovare consono a sé il mondo di Internet non si avvicinerà facilmente a Second Life. Second Life rappresenta attualmente la frangia più progressista di tutto Internet.

Frandrake Valeeva: Sono assolutamente d’accordo.

Florestan Schumann: Se ricordate la prima slide, si potrebbe dire che solo gli utenti in cima alla scala riescono a trovare soddisfazione immediata in Second Life altrimenti, semplicemente, si perdono o si annoiano perché il livello di partecipazione e di competenza richiesti sono talmente alti da sfiancarli. Ovviamente chi non ha soldi a sufficienza è più difficile che passi il suo tempo in Second Life perché ha semplicemente meno tempo libero. Ma è vero anche che chi lavora 18 ore al giorno su Second Life non ci passa nemmeno di striscio. In più, chi non trova soddisfazione a smanettare sulle applicazioni, in Second Life non si troverà bene facilmente per via della complessità dei comandi. Gli studi sociologici sugli utenti di Second Life iniziano proprio ora ad affacciarsi al panorama delle informazioni attendibili e approfondire questa questione è un argomento molto utile e stimolante, che troverebbe grande interesse da parte dei pubblici di investitori, di utenti e di sviluppatori. Quindi il contributo che ognuno di voi vuol dare su questo tema è sicuramente incanalato in un alveo fertile. Mi fermo. Domande?

Roxelo Babenco: La difficoltà in Second Life è la relazione con altre comunità è tutto molto frammentato e dispersivo.

Florestan Schumann: Spiega meglio questo concetto.

Lucian Iwish: Mancano eventi raccordanti.

Roxelo Babenco: La forza in Second Life è dei gruppi e secondo me dei gruppi che entrano in relazione fra loro per condividere obiettivi. Per esempio, se parliamo di cultura vediamo che esisitono diverse realtà ma tutte scollegate. Se queste realtà potessero collaborare io credo che i risultati sarebbero sicuramente migliori.

Frandrake Valeeva: Secondo me la “next big thing” che risolverà, almeno in parte, questo problema della frammentazione sarà la creazione di un motore di ricerca per Second Life come Google lo fu per Internet. Internet è esploso nel momento in cui si è riusciti a trovare informazioni rilevanti (per sé), penso si avrà un fenomeno analogo anche in Second Life.

Lucian Iwish: È una questione di tempo, forse.

Cesco Bailey: Scusa, Roselo, ma collaborare per cosa?

Roxelo Babenco: Per esempio per promuovere l’arte di Second Life o per realizzare eventi.

Florestan Schumann: Ci sono molti ricercatori che stanno proprio lavorando nella direzione di quello che Frandrake osserva. Ed è vero: spesso non si trova quello che si cerca.

Frandrake Valeeva: Esatto, pensiamo a PTSL: io l’ho trovato con Google, mica con il Search di Second Life.

Florestan Schumann: Esatto.

Frandrake Valeeva: È una comunità per me rilevantissima e di qualità, ma pressoché introvabile all’interno di Second Life.

Florestan Schumann: Vero. Manca uno strumento diretto di ricerca.

Lucian Iwish: E in fieri arriverà.

Florestan Schumann: Arriverà di certo. Comunque avete toccato un tasto importante. Il rapporto tra i contenuti dentro Second Life e quelli fuori Second Life. Non è un caso che noi abbiamo creato subito anche un blog esterno. Perché certe situazioni in Second Life necessitano subito di un riecheggiamento nel Web attualmente per essere visibili.

Roxelo Babenco: Sì, anche noi siamo quelli del Museo del metaverso.

Florestan Schumann: In futuro forse se ne potrà fare a meno, ma al momento proprio no.

Lucian Iwish: Bisogna fare un uso intelligente degli SLURL.

Florestan Schumann: Bisogna invece lavorare per una perfetta sincronizzazione tra Second Life e Web.

Frandrake Valeeva: Assolutamente, io non credo che Second Life sia il nuovo Web nel senso che lo sostituisca. Second Life è un nuovo media, che si affianca e che sa fare certe cose meglio.

Florestan Schumann: D’accordissimo. Esatto.

Roxelo Babenco: Questo lo credo fortemente: uno scambio tra Second Life e Web è fondamentale.

Frandrake Valeeva: Mi viene in mente formazione e riunioni…

Goblin Bing: Sì, in rapporto all’efficienza e efficacia.

Frandrake Valeeva: Ma anche arte, per esempio.

Roxelo Babenco: Noi ci stiamo dedicando all’arte di Second Life.

Florestan Schumann: Tutto ciò in cui è necessaria una compresenza di soggetti come operano insieme per raggiungere un obiettivo o semplicemente per condividere qualcosa in real time.

Lucian Iwish: Il Web e il ponte fra Real Life e Second Life tra i paraversi.

Florestan Schumann: Se questo c’è, allora Second Life è lo strumento migliore. Interessante osservazione, Lucian. È un ponte, ma è anche un modo per dare una permanenza di tipo diverso. Una permanenza ai contenuti, intendo.

Goblin Bing: Sì, OK, ma già la rete in gran parte lo fa. Voglio dire, io mi sarei risparmiata dei fastidi se non avessi dovuto preoccuparmi dell’avatar, cioè di come dirigerlo.

Florestan Schumann: In futuro una delle cose che si risolveranno è proprio la gestione dell’avatar, che al momento è decisamente complessa.

Manigault Pessoa: Il Web non è un mondo immersivo come Second Life, qui contenuti analoghi possono essere veicolati in maniera differente.

Florestan Schumann: Vero, Manigault. Il Web è comunque statico, un universo in cui ciascuno comunica a turno. In Second Life c’è una comunicazione contemporanea mediante gli avatar.

Lucian Iwish: Il Web 2.0 smentisce questo.

Frandrake Valeeva: Beh, il Web 2.0 è comunque asimmetrico.

Florestan Schumann: No, non lo smentisce, perché il senso è doppio anche se non in tempo reale.

Lucian Iwish: L’interazione sincrona e asincrona è gia del Web.

Florestan Schumann: Sincrona solo nel caso delle chat ma si limita a livelli bassi di interazione.

Frandrake Valeeva: Pensiamo solo a una riunione… Sul Web come la fai? Su Second Life la puoi fare e, tra l’altro, recenti studi dimostrano che si creano delle interessanti relazioni sociali.

Goblin Bing: Per esempio, la cosa più interessante dell’essere qui è potermi interfacciare e dialogare con voi.

Florestan Schumann: Attenzione però perché molti considerano Second Life come parte del Web 2.0!

Lucian Iwish: Ma non c’è una competizione da attizzare.

Florestan Schumann: Nelle slide che abbiamo appena visto la tesi di fondo è questa (che io peraltro non condivido).

Lucian Iwish: Infatti.

Frandrake Valeeva: Neppure io, nel modo più assoluto.

Cesco Bailey: Come lo consideri, Florestan, un Web 3.0?

Manigault Pessoa: Forse Second Life è un prematuro Web 3.0.

Florestan Schumann: Beh, il Web tridimensionale è la prospettiva che tutti auspicano.

Lucian Iwish: Second Life nasce come soluzione di questo tipo.

Florestan Schumann: Il problema è che su certi livelli di comunicazione la tridimensionalità non serve a nulla.

Frandrake Valeeva: Perché volerlo per forza definire Web? Non potrebbe essere semplicemente un ALTRO e nuovo media che si affianca agli esistenti?

Florestan Schumann: Per esempio: repubblica.it tridimensionale non serve.

Goblin Bing: Infatti.

Cesco Bailey: Sinceramente non ho ancora trovato una definizione esauriente di Web 3.0.

Florestan Schumann: Cesco, ancora stanno cercando di definire il 2.0 e tu non sei soddisfatto del 3.0?

Cesco Bailey: Hai ragione, ma qui la tecnologia avanza!

Lucian Iwish: Infatti c’è una specificità che va accettata.

Frandrake Valeeva: Accettata, o semplicemente constatata, è del tutto evidente secondo me che Second Life è qualcosa di nuovo e non una semplice evoluzione.

Cesco Bailey: Credo che sia una evoluzione perché combina elementi gia esistenti in un modo originale.

Florestan Schumann: Il punto è che Second Life indubbiamente apre nuovi orizzonti a Internet e al suo utilizzo. Ma chiaramente, come Internet, non sostituirà il libro stampato (almeno non adesso) così non lo farà Second Life con il Web classico. Il digital divide ci invade!

Goblin Bing: Ma una serata come questa si può definire di successo?

Florestan Schumann: Goblin, dipende da che intendi per successo. Definizione di successo?

Cesco Bailey: Penso sia raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati.

Goblin Bing: Volevo solo dire che, per quanto sia una cosa indubbiamente strana e interessante stare qui in una virtuale compresenza, in fondo siamo solo una decina ora.

Roxelo Babenco: Altra difficoltà è quella di raggiungere le persone interessate.

Florestan Schumann: Goblin, non siamo solo una decina. Siamo quasi tutti i tesisti italiani che si stanno occupando di Second Life. Non è poco, è quasi il 90% del campione. Poi chiaramente l’utilizzo di questa opportunità non è Second Life che la dà, ma le persone, che devono saperla cogliere. Noi, a oggi, abbiamo 35 iscritti.

Cesco Bailey: Veramente?

Skiello Oh: E non è il primo incontro…

Goblin Bing: Ma qui siamo in 10.

Florestan Schumann: Credete che in Italia ci siano 1300 persone che fanno tesi su Second Life? Sì, perché alcuni si interessano di altri argomenti, per esempio di didattica in Second Life, quindi parteciperanno ai prossimi incontri in calendario. Qualcuno poi oggi non è potuto essere presente e altri sono andati via da poco, data l’ora.

Zhora Maynard: Non siamo soli...

Florestan Schumann: Poi, Goblin, non è che sei obbligata a trovare la cosa positiva per forza! Ogni cosa può essere un’opportunità per alcuni e una perdita di tempo per altri.

Skiello Oh: E poi tieni presente che grazie agli script inviati via e-mail dopo l’incontro qualcuno potrebbe decidere di non essere presente anche senza un reale impegno... E invece siamo sempre tanti!

Florestan Schumann: Alcuni qui stanno trovando delle valide opportunità di confronto, altri meno, altri per nulla! Ma è così anche all’università. Direi che è così in tutto e Second Life in questo non c’entra.

Skiello Oh: Alcune lezioni all’università sono interessantissime e magari devi prendere il treno e due metro per arrivare.

Florestan Schumann: Qui lo puoi fare da casa, stabilendo facilmente contatti interpersonali.

Frandrake Valeeva: Comunque consideriamo che più di 70 persone non ci stanno in una sim per limiti tecnici, quindi il “successo” in Second Life passa necessariamente per altri parametri.

Goblin Bing: Dico solo che se esci per strada, ti metti su uno sgabello e parli forse si fermano ad ascoltarti più di 10 persone.

Skiello Oh: Qui puoi metterti il pigiama mentre questa decina di pazzi parlano e parlano e parlano…

Florestan Schumann: Avere una sensazione di compresenza che una chat semplice non ti dà, ecc.

Frandrake Valeeva: E sottolineo anche che la “qualità” dell’utente medio di Second Life è nettamente superiore a quella dell’utente medio di Internet (quindi entra in ballo il discorso long tail e cosi via).

Goblin Bing: No, io ho una sensazione di pesantezza, ci metto tanto a scrivere.

Vaniglia Oh: In che senso di pesantezza?

Florestan Schumann: Sì, Goblin, ma che persone sono? Tu per strada ti metti su uno sgabello e raccogli quasi tutti i tesisti italiani? :)

Skiello Oh: Non sarebbe possibile senza Internet e Second Life ci dà la possibilità di incontrarci; di nuovo Internet ci dà la possibilità di tenerci in contatto…

Kira Ducrot: Su questo sono d’accordisssimo, Skiello.

Frandrake Valeeva: Goblin, se lo trovo lo posto sul blog… Avevo letto uno studio che evidenziava come lo scritto lasciava nei partecipanti un’idea molto più chiara di quanto era stato detto rispetto alla voce.

Vaniglia Oh: Sì, ho presente lo studio di cui parli.

Florestan Schumann: Conosco l’articolo a cui fai riferimento, Frandrake.

Skiello Oh: …e di rivederci ancora, magari con una skin nuova (aspetto ludico) e per parlare di un altro tema che se stai qui, oggi, sicuramente ti interesserà anche solo per curiosità!

Florestan Schumann: È uno dei motivi per cui molti predferiscono fare lezioni in Second Life senza l’uso della voice chat.

Kira Ducrot: Grazie alla scrittura possiamo tornare indietro se perdiamo il filo del discorso.

Cesco Bailey: Sono d’accordo, con la voce sarebbe troppo confusionale.

Frandrake Valeeva: Anche perché lo scritto consente agli assenti di leggere quanto è stato detto, che è molto più pratico che ascoltarsi il podcast…

Skiello Oh: Io ho ricevuto quattro telefonate (tutte importanti, strano ma vero) e ho potuto leggere tutto ciò che mi ero persa e poi interagire di nuovo “in diretta”.

Goblin Bing: Non voglio essere sgarbata, sono qui perché trovavo questa una bella iniziativa, ma fatta su Second Life la trovo quasi un handicap. Io non ho una sensazione di compresenza, io ho una sensazione di estraneità.

Zhora Maynard: Estraneità?

Florestan Schumann: Goblin, tu dove stai? In Real Life, dico...

Goblin Bing: Bologna.

Florestan Schumann: Misy a Palermo, io e Vaniglia a Pavia, Skiello a Roma, ecc. Difficile fare incontrare tutte queste persone…

Skiello Oh: C’è sempre l’eccezione alla regola ed è interessante sentire il tuo punto di vista, Goblin!

Florestan Schumann: Un po’ di estraneità c’è di certo, sono avatar dopo tutto. Ma sai a quanti party ho partecipato in cui mi sono sentito più solo che a casa?

Zhora Maynard: Florestan, confermo in pieno.

Skiello Oh: Solo di treno e alberghi avremmo speso centinaia di euro a oggi!!!

Roxelo Babenco: Gli avatar non pensano e non esprimono opinioni.

Frandrake Valeeva: Non sono d’accordo.

Vaniglia Oh: Ragazzi, scusate, ma secondo voi l’avatar è un automa o è governato da un essere pensante?!

Goblin Bing: Tutta la fatica che sento di fare è comunicare quello che una semplice chat mi dà la possibilità di fare senza tutto questo ritardo…

Skiello Oh: Magari parti, fai una fatica pazzesca, spendi un miliardo e arrivi in un posto dove c’è il tuo vicino che puzza…

Goblin Bing: mi rende nervosa, mi fa sentire più estranea ancora all’incontro…

Frandrake Valeeva: La chat non consente affatto di realizzare quanto puoi fare su Second Life, pensa solo alle slide proiettate stasera che potevano anche essere un video.

Goblin Bing: Io credo che molti si sentano così.

Skiello Oh: Beh, magari una volta ci incontriamo in real Life così ti passa questo senso di estraneità! Potrebbe essere un’idea?

Lukeman Hax: Credo che non si debba parlare di spostamenti reali, nessuno si sarebbe spostato per partecipare se c’erano di mezzo 100/200 km o più; semmai sarebbe da valutare quali possibilità ci sono a oggi che consentano conferenze multi utente. Second Life è una di queste, con i suoi pro e i suoi contro.

Vaniglia Oh: Una riflessione. Si parla tanto di Second Life, metaforicamente come “seconda vita”, “seconda dimensione”: siamo tutti abituati a gestire diverse dimensioni, per esempio anche durante il sonno (dimensione onirica). Quindi, in realtà, non siamo così monolitici, posto che già la nostra esistenza la viviamo nel nostro individuale microcosmo, che si interseca a tanti altri microcosmi. Non esiste una dimensione unica in Real Life, ma ne gestiamo diverse.

Zhora Maynard: Vaniglia, per me hai ragione.

Frandrake Valeeva: Assolutamente d’accordo. Ricorda molto quanto detto di recente da David Orban a Firenze.

Zhora Maynard: Per me siamo ruoli, sfaccettature, un prisma che si integra continuamente con un io.

Vaniglia Oh: Uno, nessuno, centomila: già Pirandello lo razionalizzò e non fu di certo il primo.

Zhora Maynard: Io non sento estraneità da Zhora come battitasti…

Vaniglia Oh: Poi qui io scelgo di esserci. Se non volessi, se mi sentissi estranea al mezzo, non ci sarei, magari sarei già a letto o sarei fuori con qualcuno.

Skiello Oh: Magari… ecco… appunto… Io non sono potuta andare a Firenze! E se ci fosse stata una possibilità come questa…

Zhora Maynard: Nemmeno io… Grrr… Se solo fosse stato fatto cosi, come stasera… Acci…

Florestan Schumann: Ci hanno provato, ma non funzionava la connessione.

Goblin Bing: Io ho scelto di seguire il topic, se poi devo passare per un avatar per arrivarci lo faccio anche, ma se poi la comunicazione è troppo disturbata, è normale abbandonare.

Frandrake Valeeva: Beh, guarda che col voice la comunicazione è immediata tra avatar.

Skiello Oh: Che intendi per comunicazione disturbata? Vuoi mettere questa modalità di comunicazione e una sala piena di gente che parla? Se stai da una parte non puoi stare dall’altra, non senti i commenti, ti perdi un buon 40% almeno.

Vaniglia Oh: Poi, quando penso a queste serate, non penso che vedrò pupazzi ma che vedrò Florestan/Pier, Skiello/Alessia, Neupaul/P. ecc. Anche parlare al telefono è virtualità a suo modo: il mezzo è concreto ma la presenza fisica dell’altro è solo immaginata.

Frandrake Valeeva: Io non vedo tanto un’alternativa quanto l’apertura di una possibilità che prima non c’era: nessuno dice che una riunione in Real Life sia meno efficacie di una in Second Life.

Goblin Bing: Chiaro.

Frandrake Valeeva: È un mezzo nuovo che consente di fare cose prima impossibili per una piccola azienda. Organizzare videoconferenze serie ha un costo proibitivo e una curva di apprendimento troppo alta. Second Life può essere una soluzione molto interessante.

Skiello Oh: Beh, ha vantaggi e svantaggi, come tutto.

Goblin Bing: Io dico solo che le barriere all’entrata sono troppe perché il mezzo sia considerato efficace, al momento.

Frandrake Valeeva: Non vedo grossi elementi di disturbo.

Goblin Bing: La user experience di Second Life è innegabilmente pessima, poi mentre scrivo la chat prosegue, mi perdo commenti…

Skiello Oh: E poi scusa, qui di virtuale c’è il divano su cui siedi, i tuoi capelli o questa sala… Ma di reale c’è molto di più! Poi i messaggi chat li rileggi! In Real Life che fai? Ti metti a chiedere a tutti cosa hanno detto prima se hai perso il filo del discorso?

Vaniglia Oh: Di reale c’è l’essere umano che gestisce il suo avatar.

Lukeman Hax: Non vedo un particolare limite per “noi” dato che siamo tesisti su Second Life e che quindi dovremmo conoscere piuttosto bene il mezzo!

Florestan Schumann: Comunque il problema che Goblin solleva è molto interessante. In sostanza lei sta avvertendo una certa distanza rispetto all’avatar e al mezzo.

Zhora Maynard: La realtà è relazione, qui o in Real Life non cambia…

Goblin Bing: Sì, ma quanto tempo allora devo impegnare per fare una conversazione? Se devo rileggere, poi correggere…

Florestan Schumann: In altri termini, Goblin mantiene un processo di identificazione basso. Mentre altri di voi ne hanno uno più alto.

Zhora Maynard: Sì, molto basso, ma credo sia molto limitante il livello così basso.

Florestan Schumann: Ci sono studi interessantissimi e fondamentali su questo punto che analizzano in chiave psicologica proprio questo livello di compenetrazione.

Goblin Bing: Ma io parlavo come utente che usa Second Life per uno scopo ben preciso, ovvero seguire una conferenza o una riunione. Non è che mi senta sola in assoluto.

Neupaul Palen: Bisogna guardarsi negli occhi con il proprio avatar, io ho cominciato così.

Zhora Maynard: Nell’avatar ci siamo noi, io credo questo.

Florestan Schumann: C’è un articolo che distingue tra “immersionisti” e “aumentazionisti”. I primi, in particolare, sono quelli che si identificano totalmente con Second Life al punto da sostituirlo alla realtà e addirittura vorrebbero che Second Life e Real Life siano due esistenze distinte. Invece gli aumentazionisti pensano che le due cose restano sempre ben distinte.

Zhora Maynard: Florestan, di chi è questo studio? Bramo questo discorso, la mia tesi tratterà anche di questo.

Florestan Schumann: Zhora, aspetta che cerco la fonte. Eccola, http://www.secondlifeinsider.com/2007/08/24/immersion-versus-augmentation: leggi tutti i related articles. Si tratta di un pezzo di Tateru Nino, una delle più attente analiste di Second Life. Comunque si tratta di una valutazione molto embrionale, e semplicistica. Bene, ragazzi, data l’ora molto tarda finiamo qui. Buonanotte a tutti, alla prossima!


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